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Blockchain nella Logistica

04/01/2022

Blockchain nella Logistica

Come avvocato mi occupo di blockchain e smart contract nei rapporti commerciali dal 2016 e colgo l’occasione del tema affidato per questo numero de “Il Punto” per fornire qualche indicazione in ordine all’utilizzo di queste tecnologie nel settore della logistica.

Assicurare la “registrazione” di ogni fase della lavorazione nel settore della movimentazione e logistica di beni tramite piattaforma blockchain consente non solo di tracciare i prodotti, ma anche di verificare la veridicità delle informazioni che li riguardano, come mai finora era stato possibile.

Così, ad esempio, si può risalire in una sorta di percorso all’indietro a tutta la storia del prodotto, dal luogo di produzione alle fasi di lavorazione fino all’arrivo al consumatore.

Questo per ragioni di trasparenza e tutela dei marchi, nonché per rispondere alle legittime istanze degli acquirenti che sono sempre più attenti a molti aspetti, primo fra tutti quello della sostenibilità, quindi al fine di poter garantire la qualità e la provenienza di un prodotto permette di darne un valore aggiunto, immediatamente percepibile.
La tracciabilità permette anche di tutelare e proteggere il prodotto stesso.
Basti pensare a quanto la contraffazione danneggi in termini economici il Made in Italy.

Queste, ed altre, esigenze, sono soddisfatte pienamente tramite la blockchain (letteralmente: “catena di blocchi”), una piattaforma globale che permette a più partecipanti di connettersi nello stesso momento e gestire gli “oggetti digitali”, gli utenti e le loro operazioni con un cosiddetto protocollo di consenso. Ed è, oggi, il sistema più sicuro che esista; i partecipanti, infatti, possono creare, accedere e mantenere i dati attraverso un meccanismo di consenso. I dati possono essere aggiunti, ma non manomessi. 
Non solo il flusso delle informazioni è più accurato e tempestivo, ma viene anche trasmesso il “valore” dei dati stessi.
Così è possibile che le aziende, così come i consumatori finali, possano avere accesso alle informazioni che riguardano un prodotto, in tempo reale, con la garanzia di autenticità e che siano rispettate tutte le norme produttive, come ad esempio la conservazione di un prodotto alla giusta temperatura. Il tutto in tempo reale.
Basta così un semplice smartphone per scansionare un QR code, oppure avvicinandosi ad un’etichetta NFC incorporata nell’oggetto.

Questa tecnologia consente, difatti, di tracciare tutto il ciclo di vita dei prodotti: la fase di produzione, la logistica e l’approvvigionamento, la vendita al dettaglio e all’ingrosso, l’assistenza post-vendita e persino l’impegno del consumatore sulla blockchain per l’anti-contraffazione insieme alle tecnologie IoT.
Ecco come avviene. Il produttore stabilisce la connessione fisica tra il prodotto e il tag, immettendo informazioni come il luogo di produzione e la data, la materia prima utilizzata, le caratteristiche di artigianalità, il controllo qualità, etc.

Il proprietario del marchio può controllare il contratto intelligente (“smart contract”) per la registrazione per attivare ufficialmente il prodotto dopo il controllo qualità e l’accettazione per eliminare la possibilità di sovrapproduzione.
Vengono quindi registrati sulla blockchain i dati che riguardano le operazioni logistiche.
I sistemi di vendita al dettaglio possono eseguire il trasferimento della proprietà, il tutto attraverso il “contratto intelligente”. 
Grazie alla blockchain, inoltre, è sufficiente contrassegnare il prodotto originale, inserendo ad esempio un RFID, per evitare che il consumatore finale venga confuso magari da prodotti con lo stesso nome del marchio originale o simili.

Allo stesso modo, sarebbe possibile denunciare più facilmente eventuali furti.
Se tutti i prodotti sono stati “taggati”, il proprietario potrebbe compilare un inventario dei codici dei prodotti rubati, inserendoli in un elenco con “allegata” la denuncia del furto.
Questi dati verrebbero inseriti in una blockchain che permette di accludere documenti.
Il proprietario potrebbe cambiare quindi lo status di quel prodotto in “rubato”.
Ogni rivenditore, consumatore, o le stesse Fiamme Gialle, scansionando un oggetto ne controllerebbero non solo l’autenticità, ma in questo caso vedrebbero anche che il prodotto risulta essere stato rubato.

Un altro vantaggio dell’utilizzo della blockchain nella logistica riguarda la sicurezza alimentare.
Tramite piattaforma blockchain, ad esempio, si può attuare il monitoraggio che permette ad ogni prodotto di essere contrassegnato e registrato all’inizio del processo. Ad esempio, si può utilizzare un contratto intelligente per tenere traccia dell’intero periodo di vita del vino (o di altra bevanda) e registrare la gestione della proprietà, dalla cantina italiana o estera, all’esportazione, fino all’importazione, l’ispezione, il magazzino nella zona di libero scambio, il centro di distribuzione e infine tutti i diversi canali di vendita e i negozi al dettaglio.

I clienti possono identificare e controllare le informazioni sul vino attraverso touch-screen in-store o tramite smartphone.

Gli utenti possono facilmente controllare le informazioni sul prodotto scansionando la bottiglia.
Un altro settore di utilizzo riguarda la catena del freddo.

Si possono utilizzare dispositivi IoT per monitorare, registrare e caricare i dati riguardanti la temperatura, l’umidità e la posizione sulla Blockchain (ad es: la blockchain denominata VeChainThor) in tempo reale.
In tal modo si garantisce che il processo logistico della catena del freddo rispetti la regolamentazione e la conformità in materia di sicurezza alimentare nei processi aziendali.

Alla fine ogni cliente può controllare rapidamente tutte le informazioni che riguardano i prodotti freschi che si trovano sullo scaffale, con la sicurezza che siano state seguite le normative sulla catena del freddo in tutte le operazioni logistiche.

Tornando al vino, ad esempio, scansionando il codice QR sulla bottiglia, ogni cliente accede ai dati che riguardano la storia di quella singola bottiglia di vino: dal vigneto, con informazioni sulla coltivazione dell’uva e la raccolta, fino alla lavorazione in cantina e l’imbottigliamento.

Così, non solo si certifica la filiera e si garantisce il Made in Italy, ma si racconta anche un’italianità fatta di luoghi, territori, regioni, ognuno con una sua storia enogastronomica.

Andrea Policari